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La Famiglia
1. Il problema della definizione
La f. è un concetto universale ed è l’elemento centrale della società. Ogni epoca storica dà una valenza simbolica all’aggregazione familiare e ne compone i legami con particolari modalità. La difficoltà nel dare una definizione chiara e generalizzabile del termine è connessa alla regolazione culturale e giuridica di una società. È opinione condivisibile che la f. non debba essere considerata come un sistema chiuso in se stesso, ma come una protagonista del sociale, inserita in complessi processi interagenti con la società in cui si colloca.
Dal punto di vista statistico, e in particolare ai fini del censimento della popolazione, costituisce una f. un insieme di persone, legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, affiliazione, tutela o da vincoli affettivi, che dimorano abitualmente sotto lo stesso tetto. Una f. può essere costituita anche da una sola persona, la quale provvede in tutto o in parte con i propri mezzi di sussistenza al soddisfacimento dei bisogni individuali.
2. Tendenze e trasformazioni
Agli inizi del 21° sec., la f. appare come una realtà sociale in pieno mutamento, un ambito nel quale si registrano sensibili innovazioni socioculturali. Si assiste, in particolare, a una forte pluralizzazione delle forme familiari. Più che parlare di crisi, si può dire che la f. contemporanea attraversa una fase di profonde riflessioni su ciò che essa è e sui criteri che la definiscono. Le cause del mutamento sono assai complesse, avendo a che fare sia con l’ambiente esterno sia con quello interno alla f. stessa: fattori che, evidentemente, si condizionano a vicenda. Per comprendere le nuove dinamiche familiari è utile considerarle nell’ottica del ciclo di vita familiare, che coinvolge fondamentalmente tre momenti o processi.
a) Processo di formazione della f.: i processi decisionali che portano al costituirsi della coppia risultano più lunghi di un tempo. I tassi di matrimonio diminuiscono, sia perché la decisione del matrimonio viene dilazionata nel tempo, sia perché sono in parte cambiate le aspettative a riguardo. Si registra un atteggiamento dei giovani che tardano a lasciare la f. di origine, sia per la carenza di opportunità pratiche (lavoro, abitazione), sia per la necessità di garantirsi prima una condizione di benessere e stabilità.
b) Processo di sviluppo e persistenza della f.: il rapporto di coppia diventa spesso difficile con il tempo, perché i giovani dispongono sempre meno delle tradizioni culturali che in passato conferivano stabilità all’istituto matrimoniale. Inoltre, incidono sulla solidità del rapporto le oggettive e rapide modificazioni del contesto extrafamiliare. L’aspirazione ad avere figli non è diminuita, anzi si nota come i figli che la coppia riesce effettivamente ad avere siano in numero inferiore rispetto a quelli desiderati, molto spesso a causa della percezione di rischi eccessivi o dei costi troppo elevati imposti dalla società.
c) Processo di rottura ed eventuale ricostruzione della f.: sempre meno la f. ‘muore di morte naturale’ mentre crescono le rotture-estinzioni a seguito di separazioni e divorzi. È noto che i tassi di instabilità coniugale in Italia sono relativamente contenuti rispetto alla media dei paesi sviluppati, tuttavia si tratta di un fenomeno in costante aumento. L’aumento dell’instabilità coniugale favorisce la costituzione di f. cosiddette ‘ricostituite’, in cui cioè uno o entrambi i partner provengono da un matrimonio precedente.
Certamente, la f. non è più un’entità fissa nel tempo, ma piuttosto un sistema di relazioni che deve continuamente rigenerarsi, rilegittimarsi. Se è difficile individuare le linee di tendenza dei mutamenti in atto, è certo tuttavia che la f. non è destinata a scomparire. L’importanza della f. può aumentare o diminuire, alcune funzioni possono decadere e altre essere acquisite o create, ma complessivamente la realtà familiare resta sovrafunzionale, nel senso che essa costituisce una risorsa e un vincolo che non possono essere circoscritti a un numero predefinito e ristretto di funzioni. Ciò anche a causa dell’esplosione del concetto di f., che sta assumendo connotazioni non tradizionali, in base alle quali costituiscono f. anche configurazioni non basate sulla differenziazione sessuale e sul riconoscimento religioso o civile dell’unione-matrimonio.
3. F. ‘miste’ e f. ‘straniere’
I flussi migratori che interessano l’Italia hanno fatto aumentare due tipi di f., prima del tutto marginali nel nostro paese: quelle costituite da coniugi entrambi stranieri e quelle costituite da un coniuge italiano e uno straniero. In entrambi i casi l’incremento è dovuto alla presenza di migranti provenienti da paesi in via di sviluppo. Questi fenomeni sono l’indicatore di complessi processi di integrazione dei migranti nella società italiana, un segnale insieme di stabilizzazione e di apertura di nuove problematiche. Le f. straniere presenti in Italia sono per lo più esito di ricongiungimenti di f. già formate prima altrove. Si tratta in genere di coniugi che si riuniscono, ma a volte anche di genitori e figli e di altri membri della parentela. Ancora più del fenomeno dei ricongiungimenti familiari, può essere considerato un indicatore di integrazione del fenomeno migratorio nella società italiana l’aumento dei matrimoni misti. Sono più gli uomini che non le donne a sposare una persona straniera, per lo più proveniente dall’Europa dell’Est o dall’America Latina. Provengono invece in prevalenza dall’Africa settentrionale gli stranieri sposati a donne italiane.
4. La f. di fatto
Oggi, in tutti i paesi europei, una forma di vita di coppia alternativa al matrimonio è la convivenza more uxorio, o unione libera, o ‘f. di fatto’. Nel nostro paese con quest’ultima espressione si allude a una forma di vita familiare che non si basa sul matrimonio. La convivenza di un uomo e una donna al di fuori del matrimonio non è, però, un fenomeno nuovo: in Europa, infatti, nei secoli passati non sono mancate unioni libere o situazioni di concubinato, soprattutto fra gli strati sociali meno abbienti. Ciò che oggi risulta nuovo è il diffuso imporsi della convivenza consensuale come scelta libera, socialmente accettata.
Le relazioni di coppia non istituzionalizzate sono aumentate ovunque nel mondo occidentale, anche se con sensibili differenze tra le varie nazioni. In Italia il fenomeno si caratterizza soprattutto come scelta transitoria in attesa del matrimonio, non come coabitazione senza matrimonio. In alcuni Stati occidentali le unioni informali, a motivo della loro diffusione, hanno ottenuto anche legittimazione giuridica. In Italia, dove l’istituzione matrimoniale è tutelata dalla stessa Costituzione, l’unica forma di coppia riconosciuta dal diritto è quella fondata sul matrimonio.
5. Convivenze omosessuali
Alle convivenze classiche si affiancano le unioni omosessuali. La teoria del gender, condivisa da ampi strati socio-culturali, scuote profondamente l’immagine tradizionale della f. e apre il dilemma se considerare anche le coppie omosessuali come f. che meritano la tutela riservata alle f. tradizionali (come, per es., il diritto di avere o adottare figli). I Paesi Bassi sono stati i primi a riconoscere il matrimonio omosessuale. In Francia, nel 1999, è entrato in vigore il PACS (Pacte civil de solidarité), un nuovo modo di costituire una f. pensato per le coppie, incluse quelle omosessuali, che non vogliono o non possono sposarsi: in questo caso lo scioglimento dell’unione avviene semplicemente per manifesta volontà delle parti o per separazione di fatto.