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Scheda sintetica su

Il gruppo





Per gruppo s’intende, genericamente, ogni aggregato, volontario o naturale, che si colloca fra l’individuo e la società globale. Il criterio specificamente sociologico mette a fuoco in particolare il tipo di relazioni che si instaurano all’interno dell’insieme degli individui definibile appunto come g. o, più correttamente, come g. sociale. Normalmente l’uso dell’aggettivo sociale è stato applicato ai g. di piccole dimensioni, ovvero al cosiddetto g. intimo, che C.H. Cooley fa coincidere con il concetto di g. primario. Il g. primario è quello basato su rapporti spontanei e solidaristici dei propri membri, che in sostanza provvede alle funzioni di socializzazione primaria degli individui (per es., il g. familiare, i g. di parentela, i g. di età). In quanto tale è spesso contrapposto al g. secondario che, a differenza del primo, prevede una scelta di adesione, ha una struttura normativa più rigida e agisce prevalentemente nella vita adulta degli individui, prefiggendosi lo scopo di integrarli entro particolari sistemi (o sottosistemi) di modelli culturali (per es., le sezioni di partito, le organizzazioni sindacali, le associazioni culturali di vario genere). A questa tipologia elementare è riconducibile anche la distinzione fra g. organizzati e g. informali: gli uni definiti sulla base della prevalenza strutturale e funzionale di un legame interno (unibounded group) – come nel caso di g. territoriali, professionali, religiosi –, gli altri definiti in base a un criterio esterno, solitamente multifunzionali (multibounded groups), come possono essere il pubblico, la folla o le classi sociali (P. Sorokin, 1947; G. Gurvitch, 1950).
Lo studio dei g. si è concentrato soprattutto sull’analisi dei piccoli g. (microsociologia) e sul fenomeno della dinamica di g., cioè sui modi in cui i comportamenti degli individui tendono ad adattarsi alla logica dell’interazione collettiva in uno spazio sociale ristretto: è questa, in estrema sintesi, la cosiddetta teoria del campo sociale (K. Lewin, 1939). È ormai d’uso, inoltre, tenere distinto il concetto di g. di appartenenza dal concetto di g. di riferimento fino a farne una teoria a parte (R.K. Merton e A.S. Kim-Rossi, 1950). Questa teoria si basa sul presupposto che di frequente gli uomini orientano la loro azione su g. diversi da quelli cui appartengono, quali termini positivi o negativi di comparazione per le loro decisioni, valutazioni e stili di vita.
L’idea di costruire i g. come referenti principali e tendenzialmente esclusivi dell’analisi sociale matura, nei primi anni del 1900, negli USA sotto l’influenza delle correnti comportamentiste (? comportamento) e per opera della scuola cosiddetta di group theory, che si occupava specialmente di analisi politica. Il programma di questi studi si ispira ad A. Bentley (1908), che postulava la necessità per le scienze sociali di riferirsi unicamente alla descrizione dei comportamenti umani osservabili, sostenendo al tempo stesso la tesi che tutti i comportamenti umani non possono essere spiegati se non in termini di interessi imputabili ai g. di cui gli individui fanno parte.
R. Dahrendorf (1971) afferma che i g. sono insiemi che si costituiscono sulla base della ‘ripartizione dicotomica dell’autorità’, a sua volta concepita come origine strutturale del conflitto sociale, tra coloro che sono portatori di interessi preminenti e coloro che ricavano dalla propria condizione di subalternità interessi comuni contrapposti. In questo senso i g., in quanto soggetti di conflitto e agenti di cambiamento sociale, sono per definizione g. di interesse. Per contro, aggregazioni legate soltanto da una comune situazione oggettiva (e spesso transitoria: per es. studenti, commercianti, consumatori) sono in realtà mere categorie sociali (quasi-gruppo).
I contributi più interessanti in merito alla classificazione strutturale e funzionale dei g., colti nei processi di interscambio fra ambiente sociale e sistema politico, sono quelli che derivano dai moderni approcci dell’analisi sistemica, e in particolare dalle teorie della scienza politica (D. Easton, 1961) per le quali è comunque centrale la distinzione fra g. di interesse e g. di pressione (J. Meynaud, 1972). Il g. di interesse è un attore del sistema sociale, e in questo campo opera con propri mezzi per la tutela degli interessi comuni. Un g. di interesse si trasforma in g. di pressione quando trasferisce la propria attività in campo politico, mirando a ottenere provvedimenti forniti di autorità imperativa in risposta e accoglienza alle proprie domande.



  MATERIALE TRATTO DA:
http://www.treccani.it











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