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Gli avvocati al tempo di Giulio Cesare (100-44 a.C.)

Da " I Grandi della Storia" - A. Mondadori editore





Se il mondo greco ha trasmesso in eredità alla storia la democrazia e la filosofia, Roma ha lasciato ai posteri le leggi e i suoi eccezionali metodi di amministrazione. Lo sviluppo della legislazione romana ando sempre di pari passo con le conquiste territoriali e l’evoluzione sociale, come dimostrano le raccolte di leggi di Publio Scevola (console nel 133 a.C.), di suo figlio Quinto (console nel 95 a.C.), gli scritti di Cicerone, le codificazioni di Salvio Giuliano (II sec. d.C.), le opere di Papiniano, Paolo e Nepiano e infine codici di Giustiniano (VI secolo d.C.), base di tutto il diritto moderno. Alla stesura di quei vangeli del diritto contribuirono in eguale misura magistrati e avvocati: i primi nell’anonimo silenzio dei loro studi, i secondi nell’infuocato clima dei tribunali. La professione forense era molto ambita per le implicazioni che aveva in campo politico.
Durante la Repubblica tutti gli uomini piu in vista, fatta eccezione per Mario, furono anche espertissimi avvocati. I ragazzi venivano condotti assai giovani nei tribunali aflinché imparassero a conoscere sia la vita pubblica che l’eloquenza dei principi del Foro. Fu proprio in virtu di una lunghissima preparazione giuridica che Catone il Censore, accusato quarantaquattro volte dai suoi nemici, riusci a salvarsi sfoderando sempre un’eloquenza formidabile. Lo stesso Giulio Cesare si impose all’attenzione dei politici quando, a soli ventidue anni, sali alla ribalta con un’arringa contro Yaristocratico Gneo Cornelio Dolabella accusato di concussione. E anche Cicerone, re incontrastato dei principi del Foro, giunse alla politica dopo essersi distinto nelle aule dei tribunali.
Essendo l’avvocatura un’alta funzione civile, era obbligo dedicarvisi gratuitamente. La gratuita dell’assistenza forense, sancita dalla legge Cincia nel 204 a.C., veniva pero intesa con larghezza. E con grande larghezza doveva averla interpretata lo stesso Cicerone, sia pure gia ricco dopo il governatorato in Cilicia, se poteva permettersi il lusso di andare a Brindisi o a Reggio Calabria in diverse tappe, sostando ogni sera in una villa propria, opportunamente attrezzata con servitu e mobilio. Anche Ortensio, grandissimo avvocato ma pessimo politico, eluse abitualmente la legge Cincia divenendo uno dei piu ricchi patrizi romani. Costrui nei suoi possedimenti dei veri e propri giardini zoologici privati e alla sua morte lascio agli eredi 10.000 barili. di vino.
I processi, contrariamente a cio che oggi accade, venivano affrontati da due uomini di legge: il giureconsulto, che impostava scientificamente la questione, e l’oratore, che trattava la causa e assisteva il cliente. La discussione della causa era preceduta da una accurata preparazione basata su recite a soggetto, fatte in uflicio, ai danni di pazienti scrivani. Se il difensore era un grande avvocato, la notizia volava per Roma e un pubblico numerosissimo andava in tribunale ad assistere ai processi che, in una societa senza cinematografi e libri gialli, diventavano occasione di palpitanti emozioni. Cicerone, dottissirno ma capace anche di maldicenze era, ovviamente, uno degli avvocati piu seguiti.
Della sua ironia facevano amare spese gli avversari, come un certo Fannio Cherea, glabro per eleganza, delquale l‘oratore disse: " Va sempre con la testa e le sopracciglia rase perché non si possa dire che abbia neppure un pelo di uomo onesto ".








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