Raccolta di appunti personali ed estrapolazioni

Roberto Di Molfetta




Crisi nella scienza
Tratto da Netmeta.com
La Questione epistemologica
Selezione, Trascrizione:
Roberto Di Molfetta



Possiamo considerare epistemologica quella attività speculativa che tende a scoprire ed indicare i criteri per distinguere le proposizioni scientifiche da quelle non scientifiche; l’epistemologia mira all’esplicitazione consapevole e sistematica del metodo e delle condizioni di validità delle asserzioni scientifiche.
Ciò che ha permesso lo sviluppo di una Scienza e di un Metodo nel mondo occidentale è stata la concezione univoca e assoluta di Ragione che ha dominato la cultura dal ‘500 fino all’inizio del secolo scorso: alla razionalità esterna, del mondo inteso come un meccanismo immutabile, corrisponde la razionalità analitica e "matematica" del pensiero umano; l’oggettività dell’osservazione permette lo "svelamento" di leggi necessarie e universali e porta, attraverso il procedere rigoroso del metodo, all’infallibilità delle previsioni.
I due pilastri su cui la Ragione ha eretto la Scienza sono impiantati su terreni alquanto distanti: da una parte il mondo reale, quello dell’esperienza e dell’osservazione, governato dal principio di induzione; dall’altra il mondo dell’astrazione, quello della matematica e della logica, governato dal principio di deduzione. Alla fine dell’800 sia l’empirismo che il formalismo cominciano ad incrinarsi, minando alla base l’intero impianto scientifico fino ad allora utilizzato; parallelamente, la fisica conosce cambiamenti tali da metterne in dubbio il carattere di "esattezza", paradigmatico per le altre discipline; inevitabilmente, la riflessione sui fondamenti della scienza acquista sempre maggior importanza poiché la sua stessa legittimità non può più essere data per scontata, ma discussa e costruita.


Scienze Sociali
L'Epistemologia

Selezione, Trascrizione e Cura:
Roberto Di Molfetta
Tratto da Riflessioni.It, Emsf.Rai.It



Epistemologia - Nel mondo anglosassone-americano con questa voce si intende la gnoseologia. L'epistemologia è una disciplina che studia criticamente la struttura formale della scienza, cioè la riflessione filosofica sul linguaggio, sui metodi, sull'organizzazione interna e sui risultati delle varie scienze per definire la natura e il valore del sapere scientifico.
Dall'epistemologia è escluso il contenuto della scienza, oggetto proprio della ricerca scientifica. L'epistemologia in senso stretto nasce col problema della demarcazione tra ciò che è scienza e ciò che scienza non è: è la posizione del neopositivismo logico, che attribuisce un senso al discorso scientifico, lasciando alla filosofia l'unico compito di chiarire i caratteri specifici della scienza, con un'identificazione, quindi, della filosofia con l'epistemologia. Oggi molte tesi del neopositivismo trovano sempre meno seguaci; ma il vasto complesso di analisi svolto dai neopositivisti costituisce il punto di riferimento di tutta l'epistemologia contemporanea. Nell'ambito di questa sono significative le posizioni di Hempel, Nagel e altri sostenitori del neoempirismo liberalizzato, che hanno abbandonato alcune tesi neopositivistiche (l'esigenza di una riduzione operativa di tutti i concetti scientifici, il fisicalismo), pur continuando a muoversi nell'ambito concettuale caratteristico dei filosofi di Vienna.
Più oltre si è spinto K. R. Popper, che al principio di verificazione ha sostituito quello di "falsificazione"; l'epistemologia genetica di J. Piaget, scostandosi dal neopositivismo, assume invece come tema fondamentale "lo studio del passaggio dagli stati di minore conoscenza agli stati di conoscenza più avanzata", cioè il "costituirsi" della conoscenza scientifica. In netta polemica con la epistemologia di origine empiristica si pone la teoria critica di Horkheimer, Adorno e Habermas, nella quale la scienza è come un insieme di tecniche di dominio della natura e della società, e l'epistemologia neoempiristica come la razionalizzazione di questo dominio.
Il centro dell'indagine epistemologica, quindi, è il rapporto tra organizzazione scientifica e organizzazione sociale, soggetto conoscente e società. Mentre a un'epistemologia applicata e aperta, senza rigidi modelli di riferimento, capace di rilevare i concreti risultati ottenuti dalla ricerca scientifica, mira Gaston Bachelard, che dà vita a una riflessione centrale nel pensiero epistemologico contemporaneo [...]
In una diversa direzione procede il pensiero di Thomas Kuhn, anche se, come Bachelard, mette l'accento sulla natura discontinua del progresso scientifico. In "La struttura delle rivoluzioni scientifiche" (1962) Kuhn rintraccia e distingue le fasi di "ricerca normale", che risulta "stabilmente fondata su uno o più risultati raggiunti dalla scienza del passato e a cui una particolare comunità scientifica, per un certo tempo, riconosce la capacità di costituire il fondamento della sua prassi", dalle "rivoluzioni scientifiche", che mettono in crisi l'assetto della conoscenza scientifica rivedendone i parametri e le acquisizioni. Critico nei confronti di Kuhn è Imre Lakatos, più vicino al razionalismo critico di Popper. Nelle sue opere ("La metodologia dei programmi di ricerca scientifici", 1970; "Dimostrazioni e confutazioni", postumo 1976), Lakatos vede lo sviluppo delle teorie scientifiche come una successione di programmi di ricerca che possono entrare in contrasto fra di loro. "Secondo la mia metodologia - scrive Lakatos - i maggiori risultati scientifici sono i programmi di ricerca che possono essere valutati in termini di slittamento di problemi progressivi e regressivi; e le rivoluzioni scientifiche consistono nella sostituzione di un programma di ricerca con un altro. Questa metodologia offre una nuova ricostruzione razionale della scienza".
Più ardita è la riflessione di Paul Feyerabend, che considera la scienza come "un'impresa essenzialmente anarchica". Nella sua opera più discussa, "Contro il metodo" (1970), P.Feyerabend giunge a considerare la scienza libera da ogni presupposto metodologico che possa soffocarne lo sviluppo vincolandola. La sua elaborazione non è priva di tratti paradossali e di elementi provocatori e mira, nel suo complesso, a pensare la scienza come espressione umana, avvicinandola nelle sue opere più recenti ("La scienza come arte", 1981; o "Dialogo sul metodo", 1989) all'arte e al mito [...] Un ruolo molto importante nell'epistemologia ha l'interpretazione dei risultati scientifici: un esempio per tutte è il problema di interpretare [la validità della ricerca] quantistica.


Testo Secondo sull'Epistemologia
Dunque la base empirica delle scienze oggettive non ha in sé nulla di "assoluto". La scienza non posa su un solido strato di roccia. L’ardita struttura delle sue teorie si eleva, per così dire, sopra una palude. È come un edificio costruito su palafitte. Le palafitte vengono conficcate dall’alto, giù nella palude: ma non in una base naturale o "data"; e il fatto che desistiamo dai nostri tentativi di conficcare più a fondo le palafitte non significa che abbiamo trovato un terreno solido. Semplicemente, ci fermiamo quando siamo soddisfatti e riteniamo che almeno per il momento i sostegni siano abbastanza stabili da sorreggere la struttura. Karl Popper


Testo Terzo sull'Epistemologia
Se vogliamo evitare l’errore positivistico, consistente nell’eliminare per mezzo del nostro criterio di demarcazione i sistemi di teorie delle scienze della natura, dobbiamo scegliere un criterio che ci consenta di ammettere, nel dominio della scienza empirica, anche asserzioni che non possono essere verificate. Ma io ammetterò certamente come empirico, o scientifico, soltanto un sistema che possa essere controllato dall’esperienza. Queste considerazioni suggeriscono che, come criterio di demarcazione, non si deve prendere la verificabilità, ma la falsificabilità di un sistema. In altre parole: da un sistema scientifico non esigerò che sia capace di esser scelto, in senso positivo, una volta per tutte, ma esigerò che la sua forma logica sia tale che possa essere messo in evidenza, per mezzo di controlli empirici, in senso negativo: un sistema empirico deve poter essere confutato dall’esperienza. Karl Popper


Testo Quarto sull'Epistemologia
‘scienza normale’ significa una ricerca stabilmente fondata su uno o più risultati raggiunti dalla scienza del passato, ai quali una particolare comunità scientifica, per un certo periodo di tempo, riconosce la capacità di costituire il fondamento della sua prassi ulteriore. […] La Fisica di Aristotele, l’Almagesto di Tolomeo, i Principia e l’Ottica di Newton, l’Elettricità di Franklin, la Chimica di Lavoisier e la Geologia di Lyell e molte altre opere servirono per un certo periodo di tempo a definire implicitamente i problemi e i metodi legittimi in un determinato campo di ricerca per numerose generazioni di scienziati. […] D’ora in avanti, per indicare i risultati che hanno in comune queste due caratteristiche, userò il termine ‘paradigmi’, che ha una precisa relazione col termine ‘scienza normale’. […] Coloro la cui ricerca si basa sui paradigmi condivisi dalla comunità scientifica si impegnano ad osservare le stesse regole e gli stessi modelli nella loro attività scientifica. [...] "scienza normale" significa una ricerca stabilmente fondata su uno o più risultati raggiunti dalla scienza del passato, ai quali una particolare comunità scientifica, per un certo periodo di tempo, riconosce la capacità di costituire il fondamento della sua prassi ulteriore. […] La Fisica di Aristotele, l'Almagesto di Tolomeo, i Principia e l'Ottica di Newton, l'Elettricità di Franklin, la Chimica di Lavoisier e la Geologia di Lyell e molte altre opere servirono per un certo periodo di tempo a definire implicitamente i problemi e i metodi legittimi in un determinato campo di ricerca per numerose generazioni di scienziati. […] D'ora in avanti, per indicare i risultati che hanno in comune queste due caratteristiche, userò il termine 'paradigmi', che ha una precisa relazione col termine 'scienza normale'. […] Coloro la cui ricerca si basa sui paradigmi condivisi dalla comunità scientifica si impegnano ad osservare le stesse regole e gli stessi modelli nella loro attività scientifica. Thomas Kuhn


Testo Quinto sull'Epistemologia - Tratto da Emsf.Rai.It
Il minimo comun denominatore, infatti, di tutti gli autori che si sono cimentati con questa tradizione di pensiero [nel secolo Novecento] (che è anche il decisivo punto di rottura con l’epistemologia ottocentesca), è che elaborare una qualsiasi forma di teoria della conoscenza significa, in un modo o in un altro, occuparsi di come l’attività scientifica (considerata come fenomeno o come sistema argomentativo "in sé") proceda storicamente o logicamente nella sua prassi concreta di ricerca Gli interventi di alcuni tra i più grandi esponenti dell’epistemologia di questo secolo, come Carl Gustav Hempel, grande continuatore dell’empirismo logico del "Circolo di Vienna", Karl R. Popper padre del falsificazionismo e della "teoria dei tre mondi", Thomas Kuhn sostenitore della tesi delle "Rivoluzioni scientifiche", e Paul K. Feyerabend sostenitore dell'anarchismo metodologico, solo per citare alcuni tra i nomi più importanti. Tutti e quattro questi autori hanno rappresentato, e rappresentano ancor oggi, in concreto, l’evoluzione del pensiero epistemologico dal Positivismo logico e dal falsificazionismo fini ai dibattiti contemporanei, attraverso le loro critiche (spesso feroci), non sempre rivolte soltanto a colleghi filosofi, ma molte volte puntate verso "paradigmi"(per usare un termine squisitamente Kuhniano) delle scienze umane come la psicoanalisi, il marxismo, o il comportamentismo (come è stato con Popper, che ha criticato aspramente tutte e tre queste scuole).











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